Andare a convivere: guida pratica e legale per le coppie in Italia

Aggiornato il 20 ottobre 2026 · A cura di Redazione Smooch · Responsabile editoriale: Bill Alena

In Italia una coppia che va a vivere insieme può sposarsi, costituire un'unione civile (se è formata da due persone dello stesso sesso) o restare convivente di fatto. La convivenza di fatto si dichiara all'anagrafe del Comune e si può regolare con un contratto di convivenza autenticato da un notaio o da un avvocato. Prima del trasloco conviene decidere insieme affitto, soldi e cosa fare se vi lasciate. Qui trovi informazioni generali, non una consulenza legale.
Coppia sulla cinquantina che apre gli scatoloni in un soggiorno luminoso appena arredato

Quando è il momento giusto per andare a convivere?

Non c'è una data giusta per tutti. È un buon momento quando vi conoscete nella vita di tutti i giorni, avete parlato di soldi, spazi e progetti, e lo volete entrambi per scelta, non per risparmiare sull'affitto o per paura di perdere l'altro.

Andare a convivere è sempre più comune. Secondo l'ISTAT le libere unioni, cioè le coppie che vivono insieme senza essere sposate, sono quasi quadruplicate in vent'anni: da circa 440 mila nel biennio 2000-2001 a più di un milione e 700 mila nel biennio 2023-2024. Per alcune coppie è un passo prima delle nozze, per altre una scelta stabile.

Che tu abbia trent'anni o sessanta, che sia la prima convivenza o una nuova storia dopo una separazione, le domande da farsi sono simili. Più che il calendario contano i segnali: litigate in modo costruttivo, rispettate gli spazi dell'altro, vi sentite liberi di dire di no. Se vuoi un riferimento, la nostra guida sui segnali positivi in una relazione aiuta a capire se la base è solida.

Le conversazioni da fare prima di firmare un contratto d'affitto

  • Dove vivere. A casa di uno dei due o in una casa nuova per entrambi? Chi lascia la propria casa spesso rinuncia a qualcosa di più.
  • Soldi. Come dividere affitto, bollette e spesa, e se aprire un conto comune.
  • Spazi e abitudini. Orari, ospiti, pulizie, animali, tempo da soli.
  • Figli. Se uno dei due ha figli, come e quando coinvolgerli. Ne parliamo nella guida per i genitori single.
  • Il futuro. Matrimonio, unione civile o convivenza di fatto: cosa volete, e cosa succede se uno dei due cambia idea.
  • Il piano B. Chi resta in casa e chi se ne va se la storia finisce. Parlarne prima non porta sfortuna: evita liti dopo.

Matrimonio, unione civile o convivenza di fatto: che differenza c'è?

Il matrimonio e l'unione civile creano doveri reciproci, la comunione dei beni come regola e diritti ereditari. La convivenza di fatto dà alcuni diritti pratici (ospedale, casa, affitto), ma non l'eredità per legge. Il resto lo può regolare un contratto di convivenza.

In Italia le forme di vita di coppia riconosciute dalla legge sono tre. L'unione civile e la convivenza di fatto sono regolate dalla legge 20 maggio 2016, n. 76 (la cosiddetta legge Cirinnà). L'unione civile è riservata alle coppie formate da due persone maggiorenni dello stesso sesso; la convivenza di fatto riguarda qualsiasi coppia stabile di maggiorenni, dello stesso sesso o di sesso diverso, che non sia sposata né unita civilmente.

Confronto semplificato sulla base della legge 76/2016, del Portale europeo della giustizia e dell'Agenzia delle Entrate, verificato a ottobre 2026.
AspettoMatrimonioUnione civileConvivenza di fatto
Chi puòChi ha i requisiti previsti dal codice civileDue persone maggiorenni dello stesso sessoDue persone maggiorenni legate da un rapporto stabile di coppia, non sposate né unite civilmente e non parenti
Come nasceCelebrazione civile o religiosa con effetti civiliDichiarazione davanti all'ufficiale di stato civile, con due testimoniSi accerta con la dichiarazione anagrafica al Comune
Doveri reciprociDoveri reciproci previsti dal codice civileAssistenza morale e materiale, coabitazione, contribuzione ai bisogni comuniNessun dovere legale; si può regolare la contribuzione con un contratto di convivenza
Beni acquistati insiemeComunione dei beni, salvo scelta della separazioneComunione dei beni, salvo diversa convenzioneOgnuno resta proprietario di ciò che compra, salvo comunione scelta nel contratto
EreditàIl coniuge è erede per leggeStessi diritti successori del coniugeNessun diritto ereditario per legge; serve un testamento
Imposta di successione4% oltre 1 milione di euro per beneficiarioCome il coniuge8% senza franchigia (rientra tra «tutti gli altri soggetti»)
Come finisceSeparazione e divorzioDichiarazione all'ufficiale di stato civile, poi domanda di scioglimento dopo tre mesiBasta smettere di convivere; se c'è un contratto va risolto nelle forme di legge

Il regime dei beni: comunione o separazione

Per il matrimonio il regime legale è la comunione dei beni: gli acquisti fatti durante il matrimonio, insieme o separatamente, diventano in genere comuni. Restano personali, per esempio, i beni che avevi prima, quelli ricevuti in dono o in eredità e quelli di uso strettamente personale. Si può scegliere la separazione dei beni con una dichiarazione nell'atto di matrimonio oppure con un atto pubblico successivo. È una scelta molto diffusa: secondo l'ISTAT nel 2024 l'ha fatta il 74,8% delle coppie che si sono sposate.

Per l'unione civile la legge 76/2016 prevede la stessa regola: comunione dei beni, salvo diversa convenzione. Ai conviventi di fatto invece non si applica nessun regime: ciascuno resta proprietario di ciò che compra, a meno che nel contratto di convivenza non scelgano la comunione dei beni.

Eredità: il punto più delicato per chi convive

Il coniuge e la parte dell'unione civile sono eredi per legge e hanno diritto a una quota riservata. Il convivente di fatto no: se non c'è un testamento, non eredita nulla. Con un testamento gli si può lasciare qualcosa, ma rispettando le quote che la legge riserva a figli e altri eredi legittimari. In più, per l'Agenzia delle Entrate il convivente non è né coniuge né parente, e quindi paga l'imposta di successione all'8% sull'intero valore ricevuto, senza franchigia.

La legge dà però al convivente un diritto importante sulla casa: se muore il partner proprietario della casa in cui vivevate, puoi continuare ad abitarci per due anni, o per un periodo pari alla durata della convivenza se è stata più lunga, fino a un massimo di cinque anni. Se nella casa vivono figli minori o figli con disabilità del convivente superstite, il periodo non può essere inferiore a tre anni.

Come si registra una convivenza di fatto all'anagrafe?

Bisogna avere la stessa residenza e dichiarare al Comune la convivenza di fatto. Il cambio di residenza si può chiedere anche online sul portale dell'Anagrafe nazionale (ANPR) con SPID, CIE o CNS. Non serve un tempo minimo di convivenza.

La legge 76/2016 considera conviventi di fatto «due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale», non sposate, non unite civilmente e non parenti tra loro. Per accertare la convivenza stabile si fa riferimento alla dichiarazione anagrafica prevista dal regolamento anagrafico. La legge non fissa una durata minima.

  1. 1. Scegliete la casa e la residenza comune

    La convivenza di fatto presuppone che viviate nella stessa abitazione e che risultiate nella stessa famiglia anagrafica.

  2. 2. Chiedete il cambio di residenza

    Chi si trasferisce può farlo all'ufficio anagrafe o online sul portale dell'Anagrafe nazionale della popolazione residente (ANPR), accedendo con SPID, Carta d'identità elettronica o CNS. Se vai a vivere in una casa dove abita già il tuo partner, scegli la richiesta di «residenza in famiglia esistente» e indica il componente della famiglia di cui entri a far parte.

  3. 3. Dichiarate la convivenza di fatto

    Presentate al Comune la dichiarazione di convivenza di fatto. Ogni Comune ha il suo modulo e le sue modalità: controlla sul sito del tuo Comune o chiedi all'ufficio anagrafe.

  4. 4. Valutate un contratto di convivenza

    Non è obbligatorio, ma è l'unico modo per regolare per iscritto i rapporti economici. Lo vediamo nella prossima sezione.

  5. 5. Fate le designazioni che vi servono

    Ciascun convivente può nominare l'altro come rappresentante per le decisioni sulla salute in caso di incapacità e, in caso di morte, per donazione degli organi e funerali. Basta una designazione scritta e firmata a mano, oppure fatta davanti a un testimone se non si è in grado di scriverla.

Cosa può contenere un contratto di convivenza?

Può indicare la residenza, come contribuite alle spese comuni e se scegliete la comunione dei beni. Va fatto per iscritto, con atto pubblico o scrittura privata autenticata da un notaio o da un avvocato, che lo trasmette al Comune entro dieci giorni.

Il contratto di convivenza è previsto dai commi 50 e seguenti della legge 76/2016. Serve a regolare i rapporti patrimoniali della vita in comune, non i sentimenti: non può avere un termine o una condizione, e se ce li inserite si considerano non scritti.

AspettoCosa dice la legge 76/2016
FormaScritta, a pena di nullità: atto pubblico o scrittura privata con firma autenticata da un notaio o da un avvocato
RegistrazioneIl professionista trasmette una copia al Comune di residenza entro dieci giorni, per l'iscrizione all'anagrafe
Contenuto obbligatorioL'indirizzo di ciascuno per le comunicazioni sul contratto
Contenuto possibileLa residenza, le modalità di contribuzione alle spese comuni in base alle possibilità di ciascuno, la scelta della comunione dei beni
ModificheIl regime dei beni si può cambiare in qualsiasi momento, con la stessa forma
Quando è nulloSe uno dei due è sposato, unito civilmente o ha già un altro contratto di convivenza, se è minorenne o interdetto, o se mancano i requisiti della convivenza di fatto
Come si sciogliePer accordo, recesso di uno dei due, matrimonio o unione civile, morte

I diritti che hai anche senza contratto

Una volta accertata la convivenza di fatto, alcuni diritti valgono per legge, anche senza contratto:

  • Ospedale. In caso di malattia o ricovero potete visitarvi, assistervi e accedere alle informazioni personali come i coniugi e i familiari, secondo le regole della struttura.
  • Casa. Il diritto di restare nella casa di comune residenza dopo la morte del partner proprietario, nei limiti visti sopra.
  • Affitto. Se il partner intestatario del contratto d'affitto muore o recede, puoi subentrare nel contratto.
  • Case popolari. Se l'appartenenza a un nucleo familiare dà una preferenza nelle graduatorie, ne possono godere anche i conviventi di fatto.
  • Lavoro nell'impresa del partner. Se lavori stabilmente nell'impresa dell'altro, hai diritto a una partecipazione agli utili commisurata al lavoro prestato.
  • Tutela. Puoi essere nominato tutore, curatore o amministratore di sostegno del partner.

Come dividere i soldi quando si va a vivere insieme?

Non esiste un metodo giusto per tutti. I più usati sono metà e metà, la divisione in proporzione al reddito e un conto comune per le spese di casa accanto ai conti personali. Conta deciderlo prima, metterlo per iscritto e rivederlo quando cambia qualcosa.

Per le coppie sposate e unite civilmente la legge chiede a ciascuno di contribuire ai bisogni comuni in base alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro, anche casalingo. Per i conviventi di fatto non c'è una regola di legge, ma lo stesso criterio si può scrivere nel contratto di convivenza. Nella pratica, ecco i modelli più comuni:

ModelloCome funzionaProAttenzione a
Metà e metàAffitto, bollette e spesa divisi esattamente a metàSemplice e chiaroSe i redditi sono molto diversi, uno dei due può trovarsi in difficoltà
In proporzione al redditoChi guadagna di più paga una quota più alta delle spese comuniPiù equo con stipendi diversiServe trasparenza sui redditi
Conto comune più conti personaliOgnuno versa una cifra fissa su un conto per la casa; il resto resta personaleUnisce condivisione e autonomiaDecidete prima a chi andrà il saldo se vi lasciate
Tutto in comuneEntrate e uscite su un unico contoMassima condivisioneDecidete prima come dividere il saldo se vi lasciate; per i casi dubbi chiedete a un professionista
  • Tenete un elenco delle spese grandi (mobili, elettrodomestici, ristrutturazioni) e di chi le ha pagate.
  • Se comprate casa insieme, decidete con il notaio le quote di proprietà di ciascuno.
  • Se uno dei due smette di lavorare o riduce l'orario per la famiglia, parlatene apertamente: chi convive senza contratto ha meno tutele di chi è sposato.
  • Parlare di soldi è anche un modo di conoscersi: i linguaggi dell'amore passano anche dal modo in cui ci si prende cura delle cose comuni.

Il contratto d'affitto: a chi va intestato?

La soluzione più chiara è intestare il contratto a entrambi. Il contratto va registrato all'Agenzia delle Entrate entro 30 giorni. Se uno dei due esce dal contratto o subentra all'altro, la cessione si comunica all'Agenzia e costa in genere 67 euro di imposta di registro.

Quando andate a vivere in affitto avete due possibilità: firmare il contratto in due, come conduttori, oppure lasciarlo intestato a uno solo mentre l'altro trasferisce lì la residenza. Con il contratto cointestato entrambi avete gli stessi diritti e gli stessi obblighi verso il proprietario. Con il contratto a un solo nome, chi non lo ha firmato ha meno tutele nei confronti del proprietario, anche se la legge 76/2016 permette al convivente di fatto di subentrare se l'intestatario muore o recede.

SituazioneCosa prevede l'Agenzia delle EntrateTermine
Nuovo contratto d'affittoRegistrazione obbligatoria se dura più di 30 giorni nell'annoEntro 30 giorni dalla stipula o dalla decorrenza, se anteriore
Uno dei due subentra all'altro (cessione)Imposta di registro fissa di 67 euro se non c'è un corrispettivo, altrimenti il 2% con un minimo di 67 euroEntro 30 giorni
Chiusura anticipata (risoluzione)Imposta di registro fissa di 67 euro; con la cedolare secca non è dovuta, ma la risoluzione va comunque comunicataEntro 30 giorni
  • Prima di trasferirti nella casa in affitto del partner, leggete insieme il contratto e parlatene con il proprietario: è meglio che tutto sia chiaro fin dall'inizio.
  • Se la casa è di proprietà di uno dei due, valutate con un professionista come tutelare chi vi abita senza esserne proprietario.
  • Conservate insieme ricevute, contratto e documenti della registrazione.

Cosa succede se vi lasciate?

Il matrimonio richiede separazione e divorzio, l'unione civile si scioglie con una dichiarazione allo stato civile. Chi convive di fatto non ha procedure da seguire, ma il contratto di convivenza va risolto per iscritto e chi è in stato di bisogno può chiedere gli alimenti.

FormaCome si chiudeBeniCasa e sostegno economico
MatrimonioSeparazione e poi divorzioSe c'era la comunione, i beni comuni si dividono in parti ugualiLe decide il giudice o l'accordo tra i coniugi
Unione civileDichiarazione di volontà davanti all'ufficiale dello stato civile, anche da parte di uno solo; dopo tre mesi si propone la domanda di scioglimentoSe c'era la comunione, si scioglieSi applicano, in quanto compatibili, molte regole del divorzio
Convivenza di fatto con contrattoRisoluzione per accordo o recesso, nella stessa forma del contratto (notaio o avvocato)Se avevate scelto la comunione, si scioglieSe la casa è solo di chi recede, deve concedere all'altro almeno 90 giorni per lasciarla
Convivenza di fatto senza contrattoBasta smettere di convivere e aggiornare la residenzaOgnuno tiene ciò che ha compratoIl giudice può riconoscere gli alimenti a chi è in stato di bisogno

Gli alimenti non sono un assegno di mantenimento: la legge 76/2016 prevede che il giudice li stabilisca solo se l'ex convivente «versi in stato di bisogno e non sia in grado di provvedere al proprio mantenimento», per un periodo proporzionale alla durata della convivenza. Se avete figli, entrano in gioco anche le regole del codice civile sulla casa familiare, richiamate dalla stessa legge: in quel caso rivolgiti a un avvocato o a un mediatore familiare.

Se l'affitto era a nome di entrambi e uno dei due se ne va, ricordatevi di comunicare la cessione o la risoluzione all'Agenzia delle Entrate. Per la parte emotiva, la guida su come superare una rottura ha consigli anche per la fine di una lunga convivenza. Se invece esci da un matrimonio, leggi la guida agli incontri dopo il divorzio.

A chi chiedere aiuto prima di andare a convivere?

Per la residenza e la dichiarazione di convivenza, all'ufficio anagrafe del tuo Comune. Per contratto di convivenza, casa ed eredità, a un notaio o a un avvocato. Per affrontare insieme i cambiamenti di coppia, anche a un consultorio familiare.

DomandaA chi rivolgersi
Cambio di residenza, dichiarazione di convivenza di fattoUfficio anagrafe del Comune o portale ANPR
Contratto di convivenza, acquisto della casa, testamentoNotaio (o avvocato per il contratto di convivenza)
Registrazione, cessione o chiusura del contratto d'affittoAgenzia delle Entrate, anche online
ISEE e prestazioni socialiINPS, CAF o patronato
Difficoltà di coppia, figli, mediazioneConsultorio familiare, mediatore familiare, psicologo

I consultori familiari pubblici sono ad accesso libero e non serve la prescrizione del medico. Se senti che le paure legate alla convivenza vengono da esperienze passate, può aiutarti anche la guida sugli stili di attaccamento.

E se il partner con cui andare a convivere non l'hai ancora trovato? Su Smooch, online dal 2001 e da poco aperto ai single in Italia, iscriversi e creare il profilo è gratis. Lo spazio per conoscersi con calma c'è: la convivenza viene dopo.

Domande frequenti

Dopo quanto tempo si diventa conviventi di fatto?

La legge 76/2016 non fissa una durata minima. Richiede un legame stabile di coppia e di reciproca assistenza tra due maggiorenni non sposati, non uniti civilmente e non parenti, e per accertarlo fa riferimento alla dichiarazione anagrafica al Comune.

Il convivente di fatto eredita?

Per legge no. Per lasciargli qualcosa serve un testamento, nei limiti delle quote riservate ai legittimari, e il convivente paga l'imposta di successione all'8% senza franchigia. Ha però il diritto di restare nella casa comune per un periodo da due a cinque anni dopo la morte del partner proprietario.

Serve il notaio per il contratto di convivenza?

Serve un notaio o un avvocato. Il contratto va fatto per atto pubblico o con scrittura privata autenticata da uno dei due professionisti, che entro dieci giorni ne trasmette copia al Comune di residenza.

Le coppie dello stesso sesso come possono formalizzare la convivenza?

Possono costituire un'unione civile, istituita dalla legge 76/2016 proprio per le coppie dello stesso sesso, davanti all'ufficiale di stato civile con due testimoni. In alternativa possono essere conviventi di fatto, con o senza contratto di convivenza.

Andare a convivere cambia l'ISEE?

Può cambiarlo. Per l'ISEE il nucleo familiare coincide con la famiglia anagrafica: se risultate nella stessa famiglia anagrafica, contano i redditi e i patrimoni di entrambi.

Posso trasferirmi nella casa in affitto del mio partner senza firmare il contratto?

Puoi trasferire lì la residenza, ma senza firmare il contratto hai meno tutele verso il proprietario. Se volete esserne titolari entrambi, serve l'accordo con il proprietario e la comunicazione all'Agenzia delle Entrate.

Fonti

  1. Normattiva, legge 20 maggio 2016, n. 76: unioni civili e convivenze (testo vigente, commi 1-65) (verificato a ottobre 2026)
  2. Portale europeo della giustizia, regimi patrimoniali tra coniugi: Italia (comunione legale e separazione dei beni) (verificato a ottobre 2026)
  3. ISTAT, Matrimoni, unioni civili, separazioni e divorzi, anno 2024 (libere unioni, separazione dei beni) (pubblicato il 19 gennaio 2026, verificato a ottobre 2026)
  4. Agenzia delle Entrate, imposta di successione: aliquote e franchigie (verificato a ottobre 2026)
  5. Studio Cataldi, quote ereditarie nella successione necessaria (legittimari) (verificato a ottobre 2026)
  6. Ministero dell'Interno, attivo il servizio online per il cambio di residenza sul portale ANPR (27 aprile 2022) (verificato a ottobre 2026)
  7. DPCM 5 dicembre 2013, n. 159, regolamento ISEE, art. 3 (nucleo familiare), pubblicato dall'INPS (verificato a ottobre 2026)
  8. Agenzia delle Entrate, contratto di locazione in regime ordinario: registrazione (verificato a ottobre 2026)
  9. Agenzia delle Entrate, risoluzione, cessione e proroga dei contratti di locazione (verificato a ottobre 2026)
  10. Altroconsumo, il consultorio familiare: accesso libero e senza prescrizione medica (verificato a ottobre 2026)

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